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21  06  2009

Intervista

Incontro con Soudade Kaadan, regista siriana

Una delle nostre più grandi lacune: la formazione cinematografica È difficile per noi siriani fare cinema perché non c’è, in Siria, nessuna formazione, nessuna scuola, nessun istituto specializzato. Alcuni specialisti sono competenti sul piano “tecnico”, ma non hanno una formazione artistica di base, e quindi non hanno una visione artistica globale. A volte i registi hanno un’idea forte, ma il loro linguaggio visuale è poco efficace. La mancanza di formazione tecnica ed artistica pone problemi, soprattutto in relazione alla capacità di riflessione sul linguaggio cinematografico.

Essere una donna-regista in Siria…



Non è sempre facile essere una donna in una equipe siriana. Le persone sono sorprese quando mi incontrano con la telecamera in spalla. Una volta, tuttavia, questo fattore si è rivelato vantaggioso: quando in un carcere minorile ho girato alcune scene del mio film “Due città e una prigione”, con l’ONG Movimondo, i guardiani mi hanno lasciato entrare con una telecamera… hanno pensato che, trattandosi di una donna con la telecamera, non poteva essere un progetto molto serio. Ai loro occhi dovevo sembrare una piccola amatrice, sicuramente. Così mi hanno lasciato girare per 3 mesi nella prigione con la telecamera.

Un’estetica siriana? Mediterranea?

Studiando cinema con i libanesi, mi sono resa conto fino a che punto il mio paese aveva modellato e condizionato il mio gusto estetico, fino a che punto avevo preso l’abitudine di dire le cose in maniera contorta: noi siriani siamo abituati a dire le cose in modo indiretto… mi sono sentita spesso incapace di dire le cose direttamente, senza mezzi termini. È il modo siriano di dire le cose… e anche di fare cinema. In Libano le persone dicono le cose in un modo più diretto, senza scappatoie. A mio parere, tra la Siria e il Libano, c’è una grande differenza a livello estetico. Se la diversità fra due paesi vicini è già così importante… mi sembra veramente impossibile parlare di un’estetica comune a tutti i paesi mediterranei…

Il mio spettatore è arabo, il mio produttore è europeo… ma rifiuto compromessi:

In Siria esiste un buon numero di registi, di documentaristi e creatori e sono tutti indipendenti. La maggior parte di loro mostrano i propri lavori al di fuori della Siria. Quello che è molto difficile per me, regista siriana di documentari e creatrice è che il mio spettatore è arabo, ma non guarda i documentari. Quelli che guardano i documentari sono principalmente gli europei. Tuttavia, non voglio cadere in una visione europea, il mio scopo non è quello di fare film per i festival europei. Non voglio scendere a questo compromesso. Produco documentari per un pubblico arabo… è questa la cosa difficile. Il rischio più grande per noi registi arabi è di far nostra la visione europea, visto che siamo spesso finanziati da produttori europei. Personalmente, provo a restare libera per dire le cose come le vedo, con i miei occhi di siriana.

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