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29  08  2008

Festival Gnawa e Musica del Mondo di Essaouira

Si viene a Essaouira per la musica e vi si scopre la magia

Si viene a Essaouira per la musica e vi si scopre la magia.

Così scriveva il New-York Times su un articolo redatto in occasione del decimo anniversario del Festival Gnawa e Musica del Mondo di Essaouira, celebratosi un anno fa.

Che l’effetto di questa magia sia da attribuirsi al misticismo che si respira ascoltando questo genere di musica, nata per condurre a un’estasi mistica? Al forte vento fresco che soffia incessantemente sulla città? O ai gabbiani, pronti ad accompagnare col loro ininterrotto canto ogni concerto?

Alla domanda “Che cos’ha di speciale questo festival?” Loy Ehrlich, uno dei tre direttori artistici, risponde:
“I due protagonisti del Festival sono gli Gnawa e la città di Essaouira. È un festival unico perché non potrebbe essere spostato altrove. Si dice che il vento di Essaouira porti con sé energie creatrici di ogni sorta. È una città incredibile ed è ciò che fa sì che questo evento abbia tanta presa sul pubblico. Essaouira è una porta aperta sull’oceano dalla quale si possono ancora sentire i passi delle carovane che l’hanno attraversata e delle quali gli Gnawa sono a tutt’ oggi testimoni”.

Grazie Loy. Adesso abbiamo qualche elemento in più per scoprire il mistero della magia di cui parlavamo. E allora partiamo proprio da qui. Gli Gnawa ed Essaouira.

Gli Gnawa sono i discendenti degli antichi schiavi provenienti dall’Africa occidentale (Sudan, Mali, Guinea). Integratisi in seguito con la popolazione locale, si sono organizzati in confraternite, creando un culto originale che mischia elementi africani e arabo-berberi.

Gli Gnawa praticano, da secoli ormai, un rito di possessione (derdeba) che si svolge nel corso di un’intera notte (lila), da mezzanotte alle sette del mattino. I musicisti, dopo aver eseguito il loro repertorio profano, iniziano a suonare il repertorio sacro, alla fine del quale, aiutato da una veggente addetta al culto, uno dei danzatori entra in trance, posseduto dallo spirito invocato.

Lo strumento principale dei gruppi gnawa, suonato dal maalem (maestro) della confraternita, è il guembri, una sorta di basso a tre corde. Gli altri strumenti utilizzati sono i crotales, particolari nacchere in metallo suonate sempre in coppia da musicisti che eseguono anche la danza, e il tbel, un tamburo suonato con due bacchette. Il maalem è anche il cantante principale del gruppo, mentre i musicisti realizzano i controcanti ripetendo in coro le frasi del maestro.

Andiamo adesso a Essaouira, l’antica Mogador, città considerata alla fine degli anni Sessanta una delle capitali mondiali del movimento hippy. Tutto era iniziato nel 1969 con l’arrivo del Living Theatre che, essendo considerato troppo sovversivo, le autorità francesi avevano cacciato da Avignone. Il gruppo, alla ricerca di libertà creativa, era approdato a Essaouira dove aveva da subito percepito la presenza di un’atmosfera tollerante e stimolante. Per tre anni la città fu così il laboratorio permanente del Living che, in quel periodo, contava innumerevoli sostenitori in tutto il mondo. Uno dei suoi fan più illustri era Jimi Hendrix il quale, attratto dall’esperimento teatrale della compagnia americana, decise di raggiungere anche lui la città, inaugurando un prospero periodo per Essaouira che diventò una delle mete artistiche principali negli anni della contestazione. La presenza di artisti come i Rolling Stones, i Led Zeppelin, Orson Welles, Mick Jagger, Pasolini, Cat Stevens, e gruppi marocchini immortali come Nass el Ghiwane, fecero di Essaouira, oltre che una delle città hippy per eccellenza, un luogo di condivisione e di scambio, musicale ma non solo.

“Noi arrivavamo dall’Europa” – racconta Loy Ehrlich che è anche un musicista e in quegli anni aveva scelto Essaouira come luogo di crescita musicale – “Per adattarci portavamo gli abiti tradizionali marocchini, mentre i marocchini avevano i capelli lunghi e si vestivano con pantaloni a zampa d’elefante”. Gellabe e jeans a zampa, psichedelismo e musica gnawa, minareti e meditazione zen. Un melting pot pacifico e stimolante che consentiva un’osmosi artistica e spirituale.

Purtoppo l’armonia di questa pacifica convivenza si dovette scontrare con la mentalità marocchina più tradizionale che non vedeva di buon occhio l’estrema libertà sessuale predicata e praticata. E agli occhi di un potere sempre presente e vigile, la monarchia di Hassan II, la presenza di una gioventù dalle idee rivoluzionarie era un fattore destabilizzante per la sicurezza del paese. Dal 1974 fu applicato un rigido controllo alle frontiere, selezionando i turisti in entrata. L’epoca d’oro di Essaouira era finita.

Neila Tazi, la coraggiosa creatrice di questo festival, ha riflettuto su tutto questo quando ha deciso di imbarcarsi con la sua A3 Comunication – società produttrice e organizzatrice di eventi – nell’avventura di dar vita a un festival che, da una parte, potesse recuperare la tradizione musicale gnawa per dare a questi musicisti la dignità di artisti che meritano e, dall’altra, ricreare in questa eccezionale città l’atmosfera che vi si è respirata un tempo.

Neila e il suo staff hanno festeggiato, alla fine del giugno di quest’anno, l’undicesimo anniversario del Festival Gnawa e Musica del Mondo, evento che nel corso degli anni ha acquisito sempre più risonanza di pubblico e che nelle ultime edizioni ha accolto fino a 500.000 spettatori.

“Lo spirito del festival”, dice Neila, “è uno spirito pluridimensionale, che eredita la storia di un Marocco ricco della convivenza di popoli e religioni. È lo spirito gnawa, semplice, spirituale e fraterno”.

A scegliere chi rappresenterà sulla scena questo spirito sono chiamati ogni anno i tre direttori artistici del festival. Il già citato Loy Ehrlich si occupa degli artisti stranieri, Karim Ziad della sezione fusion e Abdeslam Alitane dei gruppi gnawa. Ma non esiste una reale barriera tra il lavoro dei tre che, accomunati dall’amore per la musica gnawa, collaborano mettendo le rispettive esperienze e conoscenze musicali a disposizione l’uno dell’altro. Quello che ne viene fuori è un festival che offre la possibilità di poter guardare con gli occhi del presente una musica che ha radici antichissime della quale la caratteristica fondamentale è quella di non ripetersi, di andare sempre alla ricerca di nuovi respiri, capacità indispensabile in un tipo di musica che è finalizzata a generare, incitare e inseguire l’estasi mistica. A improvvisare con gli gnawa, su uno dei palchi delle numerose scene sparse per la città, si ritrovano ogni anno artisti di tutto il mondo, interpreti dei più disparati generi musicali. Esperienze che ricordano i tempi in cui Jimi Hendrix e Nass el Ghiwane si facevano trasportare dal ritmo dei crotales.

Tra concerti, proiezioni, incontri con gli artisti e mostre, organizzati per tutta la città, la giornata diventa infinitamente lunga, ci si ritrova a vivere la notte come il giorno, a dormire poche ore, alimentati dall’energia del vento e della musica. Un festival coraggioso che, con risorse finanziarie limitate, è riuscito a diventare un appuntamento irrinunciabile per centinaia di migliaia di persone, marocchini, sì, ma anche francesi, spagnoli, italiani, americani, giovanissimi di tutto il mondo, amanti tanto della musica tradizionale quanto della fusion marocchina, e per sessantenni nostalgici che ritrovano, per qualche giorno, un passato che questa splendida città restituisce loro intatto.

Stefania Lo Sardo