interviste

Yamina BenguiguiYamina Benguigui

"La cultura apre alla parola"

Algerina nata in Francia, Yamina Benguigui è l'autore cinematografico d'oltralpe conosciuto per le sue opere consacrate alla memoria e all'immigrazione. Dai documentari come "Mémoires d'immigrés" (1997), "Pas d'histoire ! Regards sur le racisme au quotidien" a "Le Jardin parfumé" nel 2000, passando dal successo del suo primo lungometraggio di fiction "Inch'Allah dimanche" (2001), la regista scava a fondo nelle questioni dell'integrazione culturale.

Si considera una cineasta dell'immigrazione?
Tra le altre cose. Ma mi direi piuttosto una cineasta tout court. Da giovanissimi, siamo stati praticamente allevati dai nostri genitori in una società algerina, anche se vivevamo in Francia, dove ci consideravano degli stranieri. Non eravamo né di là né di qua. e penso che abbiamo cominciato a esistere quando abbiamo visto delle immagini di noi stessi. Bisognava mettere in immagini questa storia e queste memorie perché avevamo molto dolore da esprimere: non esistevamo da nessuna parte. La prima generazione di immigrati ha vissuto nell'anticamera della Francia, era quasi invisibile, certamente al cinema e in televisione, nemmeno fuori campo. Ci ho messo tre anni per realizzare "Mémoires d'immigrés". Per la tv era un UFO, non c'era nessun interesse per il progetto. Ma sono andata avanti senza immaginare l'impatto che avrebbe avuto dopo. "Inch'Allah dimanche" è stata altrettanto difficile da finanziare, ma grazie ai premi che ha ottenuto, è stato più semplice produrre il mio prossimo film "Le Paradis, c’est complet !.

A che punto è, secondo lei, il dialogo interculturale tra l'Europa e i Paesi del Sud del bacino del Mediterraneo?
E' molto complesso perché oggi l'Europa non può sbarazzarsi della sua immigrazione dal Sud. Negli ultimi quindici anni c'è stata una immigrazione di transito, adesso la gente resta e ha dei figli, mantenendo un legame con i loro Paesi d'origine. Credo che l'integrazione della popolazione del Maghreb - che è in piena trasformazione, soprattutto per quello che riguarda la religione - sia sempre più complicata in Europa nonostante i rapporti tra gli Stati siano migliorati. C'è un problema di pregiudizi, visto che la Francia per esempio non ha ancora regolato i conti con le proprie colonie. In Francia, nell'immaginazione collettiva, un Mohamed rimane sempre un teppista o un emarginato. Non siamo riusciti a cambiare la mentalità, soprattutto nel mondo del lavoro. Ho appena finito un documentario per France 5 sulla discriminazione nell'impiego dei laureati di origine non francese. La Francia non l'ha mai considerato un problema, ma il ghetto esiste veramente.

Che ruolo può assumere il cinema per migliorare il dialogo?
La cultura apre alla parola. Credo che il cinema sia d'importanza capitale perché l'immagine è determinante nei rapporti culturali. Oggi, la maggior parte dei miei film sono utilizzati dal governo francese. Il cinema sull'immigrazione è già riuscito a smuovere le cose. Ma i paesi del sud non sono ancora emersi sul piano cinematografico malgrado nomi come Nadir Moknèche ("Viva Laldjérie"). Il cinema in generale è sovversivo, anche per questo non è considerato una priorità politica in questi Paesi. Soprattutto in Algeria, il cinema sta andando meglio, con circa 5 o 6 coproduzioni, e qualcosa si muove anche in Marocco. Ho invitato delle registe algerine al Forum des Images a Parigi per farle incontrare con cineaste francesi come Tonie Marshall, Catherine Breillat.... Una buona idea sarebbe che dei registi francesi prendessero in stage delle giovani algerine per studiare il suono, le immagini... Per il momento, queste sono le iniziative possibili, sono piccole ma cresceranno. nel cinema esiste la volontà di oltrepassare le frontiere.

Quali sono i suoi progetti a breve termine?
A settembre comincio a girare una serie per France 2, "Aicha", che racconta la vita quotidiana di una ragazza di 23 anni che vive nella banlieu parigina. E' la prima volta che una televisione trasmetterà in prima serata una serie su questo tema. A gennaio 2005 inizieranno le riprese del mio secondo lungometraggio di fiction, "Le Paradis, c’est complet ! ", con Gérard Lanvin e Mathilde Seigner. Parlerà della difficoltà d'integrazione dei musulmani in Francia. La storia di qualcuno che non conosce la propria identità, al quale hanno annunciato che il padre sta morendo. Deve seppellirlo entro 24 ore secondo il rito musulmano, con tutte le difficoltà del caso. E' un film prodotto da Bandits Productions e dal mio produttore di sempre, Philippe Dupuis-Mendel.

Yasmina Medani