interviste

Ahmed El AttarAhmed El Attar

"Un consiglio"

Un bar scuro che ricorda piuttosto una grande cantina. Piccole candele accese su ciascuna tavola sono le uniche fonti di luce. In fondo, quasi nel buio, si distingue appena il bar. Davanti ad esso, in secondo piano, tre tavoli. Il primo è occupato da due uomini, il secondo da una donna e due uomini, il terzo è vuoto.

In primo piano, un tavolo con un uomo seduto di profilo. Sulla fine della trentina, calmo, bruno, del tipo europeo, vestito con jeans e camicia estiva, piuttosto rilassato. Dall'oscurità emerge un altro uomo, sulla trentina, pelle bruna, vestito con una giacca di lino blu, jeans Calvin Klein e una maglietta bianca. Due birre in mano, si siede e passa una birra all'uomo seduto di profilo, domandando:


- Non riesco a credere che sia partita per l'Est?

- Ma che t'importa se sia partita per l'Est, l'Ovest o per Marte? Vuoi smetterla di pensare ai suoi affari?

(Silenzio, ognuno beve un sorso di birra)

- Ti aspetti ancora che s'innamori di te?

(Non risponde e continua a bere)

- Quando capirai che qui non è come la tua città? Poco importa la grandezza della tua città o il suo nome prestigioso, la Parigi d'Oriente, la Principessa del Mediterraneo, poco importa il numero di storie che gravano sulle mura delle sue vie millenarie. Non somiglierà mai alle nostre città. Le tue città, i tuoi villaggi, dove la gente si conosce, si parla, s'incontra per caso in strada, dove centinaia di migliaia di persone vivono ogni giorno sotto un caldo asfissiante, non hanno niente a che vedere con le nostre città. Le tue emozioni forti di gioia o dolore, che esprimi senza coscienza delle tue radici, non importa a che ora del giorno o della notte, non hanno posto qui.

Quando imparerai che, contrariamente ai decenni precedenti, non è più il colore della tua pelle né quello dei tuoi capelli che risvegliano i pregiudizi, ma la tua esistenza stessa?

Allora smettila di parlarmi dell'Europa e della direzione che ha deciso di prendere e soprattutto non cominciare con le tue teorie sull'origine della cultura contemporanea occidentale e i legami culturali che si sono intrecciati attraverso i secoli tra nord e sud del Mediterraneo. Nessuno ti crede. Come pretendi che qualcuno possa pensare che i tuoi miscredenti antenati, figli di Mohamed il Beduino del deserto, hanno scoperto e tradotto il patrimonio greco, l'origine stessa dell'orgoglio europeo, gente alla quale è stato proibito nei secoli l'accesso al continente che porta il nome dell'affascinante giovane donna che Zeus ha sedotto tramutandosi in un candido Toro dalle corna d'oro?

Che il lavoro dei tuoi antenati nei differenti campi della conoscenza sia stata la fonte dalla quale gli Europei attinsero per gettare le basi del sapere attuale, raggruppando non solo la cultura greca ma anche quello degli Indiani e dei Cinesi? Che tutto ciٍ sia stato trasmesso in modo naturale attraverso quel bacino del Mediterraneo che sembra il catino nel quale tuo figlio sguazza ogni sera all'ora del bagnetto con i suoi giocattoli di gomma made in China?
Nessuno ti crede.

Basta guardarti, ansioso e incerto, aggressivo e amareggiato, fiero e pericoloso, per comprendere che non è vero. Basta entrare nella tua città che non è altro che la definizione vivente del Caos e della miseria, per comprendere che non è vero. Basta leggere le statistiche economiche e sociali e le analisi dei regimi politici in carica da un'eternità, e che non cambieranno che per intervento divino o americano, per comprendere che le storie che tu racconti non sono scritte in nessun posto se non nella tua testa. La tua testa appesantita da mille e una storia, da mille e una scusa, da mille e una spiegazione... della tua esistenza.

Allora, ecco che l'Europa ha scelto e la sua scelta non t'ha incluso. E malgrado la tua intelligenza istintiva, la tua eredità culturale e il tuo métissage intellettuale, non hai visto arrivare niente. Credevi che da un giorno all'altro tu avresti avuto un valore agli occhi della bella Europa? Lei che ti ha talmente utilizzato, trascinato dietro di sé, e spesso maltrattato, come una ragazza che pensa solo al suo piacere. Pensavi davvero che un giorno ti avrebbe amato?

Tu non hai mai fatto parte delle sue scelte e mai ne farai parte. Per lei non sei che uno dei modi dei mezzi per realizzare i suoi sogni e i suoi desideri, che spesso sono assai costosi. E quando una sera sarà tutta sola, a corto di amanti, magari ti chiamerà. E tu ti sentirai, per qualche secondo, come se fossi stato tu a scegliere lei. Ma qualche minuto più tardi, il vuoto dall'altra parte del filo ti ricorderà che ti sei sbagliato ancora una volta. Lei se ne andrà e ti lascerà solo con le tue storie ad aspettare il suo prossimo colpo di telefono, che magari non ci sarà mai.

Un consiglio. Smettila d'amarla, non è per te quest'Europa.